Prima il Setting o il Sistema?
Da dove nasce un GdR
Se nello scorso articolo [che puoi trovare qui] ho detto che una delle domande più frequenti che ricevo è “come nasce un’idea?”, quella che fa da padrona a questo articolo è forse la regina delle domande.
Nasce prima il setting o il sistema di gioco?
Decine di aspiranti scrittori hanno posto sia a me che ai miei colleghi quello che sembra un quesito risolutivo: il blocco maestro, il punto di partenza che, una volta risolto, ti permetterà di scrivere a ruota libera.
E la risposta qual è?
Nessuna delle due.
La verità è che non esiste un punto di partenza per una cosa che nasce dall’ispirazione, che può essere più creativa (come appunto la stesura di un setting) o più tecnica (quella delle meccaniche di gioco).
Come ho già scritto, l’ispirazione è un flusso dal quale lasciarsi trasportare, e pretendere di iniziare a creare un gioco partendo da un aspetto piuttosto che dall’altro, è un approccio capace solo di generare altri blocchi laddove già ti aspetteranno. Non stai preparando un dolce.
Doverosa premessa: Se te lo stai chiedendo: no, non sto parlando di giochi adattati a un sistema già esistente, come quelli basati sulla 5ª edizione. Quelli partono già con una struttura pronta. Qui invece parliamo di partire da zero.
Il processo armonico
Guarda al processo della creazione di un gioco come a un paio di gambe: una è il setting e l’altra è il sistema. Per camminare, devi alternarle.
Si tratta quindi di un processo armonico dove uno dei due aspetti alimenta l’altro. Ovviamente dovrai avere un punto (una gamba) di partenza per iniziare il tuo processo. C’è chi si lascia trascinare più facilmente dall’ispirazione delle meccaniche e chi, come me, da quella creativa. Ma in ciascuno dei due casi, devi trovare qualcosa che si sposi bene con quello che tu vuoi comunicare del tuo gioco.
Di cosa vuoi parlare?
Se la tua idea per un progetto è un gioco dove la tensione e l’adrenalina fanno da padrone, è inutile creare un sistema dove per ogni azione devi fermarti, tirare dei dadi e fare i calcoli. Tensione e adrenalina si basano sulla velocità ma anche sull’atmosfera, e non devi rischiare di soffocarle.
Un gioco strategico invece è più portato a quest’esempio: chi si affaccia a un simile progetto è più facile che familiarizzi con calcoli e con un approccio più lento e studiato.
Pensa a cosa ti piace e a cosa ti senti a tuo agio a raccontare, senza farti fermare da qualcosa che già esiste: non siamo qui per creare il capolavoro, la novità che nessuno ha mai visto prima… anche perché, spoiler, è impossibile.
Se il punto di partenza è qualcosa di genuino e che senti fare sinceramente parte di quello che vuoi raccontare, allora puoi iniziare a camminare.
Un insieme completo
Per farla breve, non esistono setting e sistema di gioco come due entità separate, ma fanno entrambe parte del mondo che andrai a creare. Le regole che lo gestiscono raccontano di lui tanto quanto sarà in grado di fare la descrizione di una delle sue città o di uno dei suoi pianeti.
Ma attenzione: questo non significa che un giorno devi dedicarti al setting e l’altro alle meccaniche. La cosa più importante (e più difficile da fare) è, come sempre, ascoltarsi e agire di conseguenza. Se un giorno, una settimana o un mese intero ti senti ispirato dal creare l’ambientazione, allora fallo. Non temere di lasciare indietro le meccaniche o viceversa, perché appunto fanno parte della stessa entità.
E se la assecondi, ti saprà ripagare. E alla fine vedrai che la domanda “cosa nasce per primo?” perderà di significato.
Come sempre, spero che questi consigli ti siano stati di aiuto o che ti abbiano ispirato.
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Grazie per aver letto fin qui, e alla prossima!
– Simone