No, non si tratta di un articolo sul significato del termine, ma su cosa significa farne uno: quali rischi comporta, la realtà dietro i numeri e perché non sempre rappresenta la soluzione più scontata per far nascere un progetto.
Alla fine di ogni campagna mi ritrovo a riordinare pensieri, prospettive e nuove consapevolezze, perciò ho deciso di condividerle con voi: non da professionista del settore, ma da lavoratore. Si tratta della mia esperienza personale (legata nello specifico al mondo del GdR), che spero possa darvi qualche spunto di riflessione, soprattutto se state pensando di lanciare un progetto del genere.
Crowdfunding: un significato stravolto
Cos’è un crowdfunding? In teoria è un procedimento attraverso cui presentiamo un’idea (in questo caso di un gioco) al pubblico, chiedendo il loro sostegno per renderla realtà. In base a quanto versano, i finanziatori ricevono delle ricompense. Voi direte: “il gioco”. Non necessariamente.
Il fatto che il finanziamento dia accesso al gioco è un metodo di premio, ormai adottato da tutti, che fa percepire la campagna come un negozio o un preordine. In realtà, la logica di un crowdfunding è che gli interessati finanzino il gioco, non che lo acquistino. Col tempo però il meccanismo è diventato questo, e chiunque voglia presentare un gioco in crowdfunding deve necessariamente allinearsi.
Crowdfunding: matematica, non miracolo
Guardare i risultati di una campagna può sembrare miracoloso: cifre enormi, progetti premiati per originalità e grafica. In parte è vero, ma non basta.
Il risultato è la somma di molti fattori, e spesso estetica e meccaniche non sono i più determinanti. Ogni campagna è il frutto di calcoli precisi: pubblicità ben pagata, target mirati, studio delle parole e delle immagini, e una community solida.
Il crowdfunding non è un pozzo magico: è matematica. Le sorprese esistono, ma raramente cambiano in maniera sostanziale il risultato finale.
Crowdfunding: la trappola
Ci sono campagne milionarie che non hanno mai visto la luce, progetti arrivati con ritardi epici, prodotti cambiati in corsa o aziende fallite dopo cifre astronomiche raccolte.
Perché? Perché quei numeri, per quanto impressionanti, non raccontano la trasparenza, la qualità del prodotto né la solidità dell’azienda. Sono numeri che si possono anche “costruire” o falsare. Eppure restano potenti: alimentano la fiducia dei sostenitori e danno ai creatori un valore tangibile da mostrare.
Il problema è che, per inseguire quei numeri, molti creatori fanno promesse che non sono certi di mantenere, o offrono bonus che erodono i costi di produzione. Così la campagna, invece di essere un trampolino, rischia di trasformarsi in una ghigliottina.
Crowdfunding: la pressione
Un crowdfunding porta con sé stress e pressione continui. I finanziatori non comprano: sostengono. Donano soldi per qualcosa che ancora non esiste.
Questo significa che hanno bisogno (nonché diritto) di sicurezza, trasparenza e sincerità. Per il creatore vuol dire lucidità, prontezza nel rispondere ai dubbi e capacità di gestire aspettative, mentre spera di raggiungere il risultato prefissato. Il tutto per quasi un mese di campagna, senza contare i mesi di preparazione.
Il Crowdfunding è ancora la strada migliore?
Sì e no. Negli ultimi 3-4 anni il mercato è cambiato radicalmente: il crowdfunding ha perso il significato originale, i costi sono raddoppiati (a volte triplicati), la fiducia è calata e la saturazione è evidente.
Eppure rimane, almeno per ora, una vetrina quasi obbligata per le aziende che hanno bisogno di visibilità oltre il proprio shop o le convention. Questi sviluppi però hanno portato a rischi maggiori per chi vi si approccia con troppa leggerezza o con mancanza di fondi da investire in una buona pubblicità.
I miei errori nei Crowdfunding
Ho fatto e continuerò a fare errori con i crowdfunding, ma la cosa importante è che sono sempre diversi.
Anch’io ho promesso cose che, anche se alla fine ho prodotto, mi sono trovato in difficoltà nel momento della realizzazione.
Anch’io ho dato tempistiche che poi non sono riuscito a mantenere, sebbene hanno implicato un ritardo di qualche mese, e niente che abbia compromesso il risultato finale del progetto.
Questo non solo perché ho ottenuto una dimestichezza nell’affrontare gli imprevisti, ma perché so fin dove posso spingermi con le promesse e soprattutto, per il profondo rispetto che nutro per i finanziatori.
Se avete un progetto in cantiere e se siete pronti ad affrontare rischi di questo tipo e a non finire incastrati in una delle molteplici trame di un crowdfunding, allora valutatene la fattibilità.
In caso contrario, fate un favore a voi stessi, a chi vi segue e alla vostra sanità mentale: optate per altre strade.
Strade che facciano più al caso vostro e del vostro progetto.
Grazie per aver letto fin qui.
– Simone